Assassine
commento: Il presente album non è un concept nel senso stretto del termine ma tutte le canzoni sono legate dal filo rosso (sangue) dell’omicidio al femmile: da Lizzie Borden passando dalle ‘nostrane’ Leonarda Cianciulli e Elga Gorucci, mentre la copertina è una reinterpretazione del mito di Giuditta e Oloferne.
Al netto di intro, outro e interludio (le tracce intitolate “Tenebrae I, II e III) i Dark End di propongono 9 brani (piuttosto lughi e strutturati) di un black metal sinfonico (niente a che fare con gli eccessi degli ultimi Dimmu Borgir) con sfumature death e power metal, queste ultime più marcate negli assoli e nella doppia cassa.
“Mater Terribilis” impatta con la sua ferocia prima di aprirsi in un mid-tempo che rallenta fino ad un melancolico passaggio di tasiera che prepara il terreno alla voce recitata di Animae (molto versatile nelle sue interpretazioni) e ad un assolo imprevedibilmente delicato. Il brano nei suoi quasi 9 minuti di durata riesce nel non facile compito di non risultare mai stucchevole o fine a stesso.
“A Bizare Alchemical Practice” è una delle tracce meglio riuscite dell’album in cui le tastiere aggiungono un tocco drammatico al quadro sonoro così come il cantato in italiano (non vi uscirà più dalla testa) o l’incredibile lavoro dietro le pelli di Valentz o il funambulismo alla sei corde di Imajes.
Mentre “Poisoned Lips of Lust” è una canzone più spiccatamente black “Bounded, Sisters By Solitude” è più marcatamente sinfonica e stupisce per la varietà dei suoi passaggi pur trattandosi di uno dei brani più brevi dell’intero lotto. Il movimento pianistico/sinfonico incastonato come una gemma preziosa in “Two Faced Beast” è uno dei momenti più toccanti del disco, il carion, la voce di Animae prestato ai pensieri angoscianti di Christine, l’assolo di Imajes che non avrebbe sfigurato accanto ad uno di Kee Marcello ...
A chiusura del disco “Perinde Ac Cadaver” introdotta da un brano di estrazione "classica" per una song che ribadisce (nel caso fosse necessaria ulteriore conferma) delle doti tecniche e compositive del six-piece.
“Assassine” è un prodotto godibile anche per chi non è un cultore del genere (come il sottoscritto) ricco di sfumature, la produzione e la registrazione sono eccellenti (cosa non di poco conto). Probabilemte, vista la bravura di Antarhtica, le tastiere avrebbero meritato più risalto e -forse- suoni più ricercati anche per integrarsi meglio in alcuni passaggi.






